Questo blog non rappresenta una testata
giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può
pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del
7.03.2001
Questo è il mio sfogatoio virtuale o, se preferite, il mio diario on-line. Qui scrivo tutto di me: episodi della mia vita, pensieri, riflessioni e più spesso considerazioni su temi seri e faceti.
Ho, tuttavia, perso ogni speranza di poter 'aprire la mente' ai lettori, ma il nome lo lascio perchè mi piace...
Sembra strano, ma la vita riserva sempre delle emozioni inaspettate.
Comincerò questa storia dall'inizio.
Era il 1989, io piccola 9enne, vengo iscritta al gruppo dei boy-scout della mia parrocchia (la stessa in cui mi sono sposata), e lì faccio tante amicizie (tra cui la ormai nota AD).
Verso i 12 anni, sono ancora bruttina, insicura e senza amici. Finchè non faccio amicizia con una persona che è stata davvero la mia prima amica del cuore; quella che ti scrive le lettere coi cuoricini, con cui parli di tutto, con cui sogni e con cui parli di ragazzi.
Ma ahimè, tutto passa, le strade si dividono e ci si perde di vista.
Lei uscì molto presto dagli scout ed iniziò a frequentare l'ambiente musicale rockettaro, divenne la cantante di un gruppo e iniziò ad aggirarsi con arditi tagli punk dal colore bluastro, a fare esperienze forse troppo spinte (o almeno a me sembravano tali) finchè la mia bigotta mamma perbene mi impose di non frequentarla più.
Ed io evidentemente, ero ancora troppo piccola, troppo dipendente dal "Cioè" e dalle Barbie per effettuare una scelta consapevole. E la storia finì.
Volevo solo dire a Claudia, che sono estremamente felice del fatto che ancora qualche volta mi scrivi, che mi chiedi di incontrarci e che qualche volta lo abbiamo fatto. Confesserò on line, che mi sento ancora un idiota per la scelta di 15 anni . Ti auguro tutta la fortuna del mondo e risparmio di postare le foto del 1993 in divisa scout non tanto per rispetto della mia immagine, quanto della tua.
Almeno La7 è un porto libero (per ora). Non sono ancora riuscita a vedere Decameron in TV perchè l'orario e il giorno sono impossibili, ma per fortuna sul sito di La7 sono visibili spezzoni di puntate e qui non posso astenermi da postare l'inizio della prima puntata. Buona visione.
Non so se è perchè sono prossima ai 30 e quindi ho l'orecchio più sensibile all'argomento, o perchè da quando mi sono sposata le aspettative su di me in quanto "fattrice" si sono esponenzialmente moltiplicate, o ancora perchè 10 anni fa ti confrontavi sullo shampo e la tinta giusta o se fosse corretto darla al primo appuntamento o se quel bacio significasse qualcosa di più di un semplice "voglio scoparti" mi sembrano problemi da asiolo, beh insomma, non so se le cause sono questa, ma ultimamente intorno a me la gente partorisce. O meglio: è incinta.
Alla faccia della crisi, della disoccupazione, del precariato, della mancanza di certezze e del progressivo calo di nascite, conosco diverse amiche che sono in attesa (pur avendo problemi del genere), per scelta.
In realtà non dimenticherò mai una delle sagge affermazioni della mia vecchia nonna che di fronte alle mie perplessità sul fatto di fare figli, mi diceva: "ma di che ti lamenti? Noi abbiamo fatto i figli quando i nostri mariti erano in guerra e non sapevamo nemmeno se sarebbero tornati! Eppure siamo qui e siamo sopravvissute! Altro che incertezza! I figli si sono sempre fatti."
In effetti, è così.
Ma sarà che io sono una che pensa alla qualità e non alla quantità..... la cosa non m'incoraggia. Anzi!
Questo ragionare in termini biologico-riproduttivi mi inquieta, ma è altrettanto vero che provo una tristezza infinita per le donne in carriera che hanno aspettato di raggiungere un minimo di certezza arrivando ai 36 anni e poi non riescono ad avere figli, fanno cure assurde... e da 36 a 39 il passo è breve, e in niente sono troppo vecchie.
Inoltre c'è un fatto. Le coppie diciamo "colte" non hanno figli, mentre ancora assistiamo a nascite incontrollate di bambini che non possono essere educati (vedi ad es. i Rom, l'Africa, ma rimanendo nei nostri confini, c'è tanta gente che ancora ignora i contraccettivi, come alcune zone di periferia, le cosidette "zone a rischio").
Ad esempio sapete che la collaboratrice domestica che viene a casa mia ha un record? Bisnonna a 46 anni; della serie quando niente e quando troppo.
Detto questo, snocciolati i miei personali convincimenti sulla situazione sbilanciatissima delle nascite in Italia oggi, non tollero questa aspettativa che mi è caduta addosso.
Questo dare per scontato che uno se si sposa è perchè vuole i figli.
Lo so, che l'ho fatto a fare il matrimonio religioso se non ho queste premesse?
Ma che ci volete fare, io non ho nulla contro i figli, sono che io non ne voglio. E mi sento in obbligo di specificare "per ora"....perchè mi hanno convinto che non è possibile che sia una condizione a vita.
Ma poi mica per non prendermi le responsabilità o altre ragioni egoistiche, tipo "senò poi non potrò fare quello che voglio".
E' che sono terrorizzata dal futuro.
Ma in che mondo di cazzo lo metto mio figlio?
O vogliamo fare come i nostri genitori sessantottini sessuofili fricchettoni (lo so, sto generalizzando) che hanno depredato i posti statali, ci hanno lasciato il debito pubblico, il precariato e l'impossibilità di comprare casa? Che cazzo hanno fatto i nostri genitori per noi, come totalità (non come singoli, perchè di quello hanno fatto pure troppo, basta vedere la situazione dell'Università di Bari).
E visto che noi siamo una generazione di mezzi falliti, che cosa insegneremo ai nostri figli? Per quelli che sono rimasti qui ovviamente.... e per quei pochi che possono permettersi di farlo un figlio.
Sono veramente stufa di vedere gente in tv che vive nelle topaie perchè è stata licenziata, ma ha 3/4 figli da mantenere e quindi non c'è possibilità di riscatto.....
E non è forse questo l'effetto della mentalità di mia nonna (e dunque macroscopicamente del paese) e cioè che i figli SI FANNO?
Insomm non vorrei mai arrivare a quel punto, a dovermi pentire di averli fatti perchè non li posso mantenere, ma in questo clima di incertezza totale, come si fa a escludere che ciò avverrà?
'mmazza stavolta ho scritto un poema!
Scusatemi.
E voi che ne pensate?
No, non è il nome del mio parrucchiere, ma una semplicissima e banalissima appendice sulla mia vita che da 3 mesi a questa parte è cambiata radicalmente.
Non riesco più a postare (anche perchè a casa Internet latita ancora e devo rubare momenti di web dove capita) e mi sento cadere nell'oblio dei blog.
Molti dei miei vecchi link non esistono più e la maggior parte degli "attivisti" sono di recente acquisizione.
Insomma, il ciclo di nascita e morte qui è accellerato, come negli insetti.
Inoltre non mi riconosco più in questo template (ovviamente) , ma non ho assolutamente il tempo di farne un altro e per ora basta così.
P.S. Ho tagliato i capelli.
Dopo 4 anni di sacrifici e dopo essere giusta alla soglia dell'osso sacro, ZAC! Taglio netto. Cortissimi (o quasi).