Questo che segue è una sorta di raginamento-sfogo, un po' un flusso di pensieri...
Ho appena terminato di ascoltare l'intrevista che la giornalista di Liberazione, Ritanna Armeni, ha fatto all'imprenditrice Sonia Bonfiglioli sul programma "Il Terzo Anello - Faccia a Faccia", radio rai 3.
Riassumendo sono molto d'accordo con quello che l'imprenditrice ha dichiarato sull'impresa in Italia.
All'accusa di aver delocalizzato per risparmiare sulla forza lavoro, lei ha dichiarato (premesso che hanno comunque una filiale molto produttiva anche in Italia che peraltro è la più grossa) in sostanza, da un lato che produrre in Italia un pordotto da esportare costa di più che produrlo in quello stesso paese perchè si risparmia il costo dei dazi (politica che peraltro condivido perchè spinge gli imprenditori ad investire nei territori.. da noi poi funziona così?), dall'altro lato ha constatato che i neo diplomati accettano molto più volentieri di lavorare nei call center piuttosto che essere impiegati come operai, dunque in italia si trova difficoltà a reperire degli impiegati qualificati (periti elettronici, etc).
La conclusione è che dunque fare l'operaio è una qualcosa che in Italia è ritenuto negativo e brutto. Il lavoro "di mani" è dequalificante ed in effetto lo misuro ogni giorno sulla mia pelle. Un sacco di conoscenti (tutti impiegati statali) ancora oggi storcono il naso sapendo della mia attività prettamente artigianale; mi sono sentita dire "Ma che fai? Con la sgorbia? Ma fai la SISS ti prendi l'abilitazione e vai ad insegnare" .
Cioè si ritiene più edificante entrare nel girone infernale di graduatorie, supplenze in ogni parte del mondo, di avere il posto fisso di tipo scartoffie e scrivania, piuttosto che "lavorare di mani".
Ed è lo stesso motivo per cui, peraltro, c'è una crescente penuria di idraulici, piastrelisti, tecnici delle caldaie... etc. (e chiunque abbia a vuto a che fare con ritrutturazioni sa che trovare imprese qualificate è sempre molto difficile). Certo perchè mandare un figlio a fare apprendistato da un idraulico non è come mandarlo all'Università e sognare una carriera (ad es.) da avvocato... quante volte mi son sentita dire "vado a Giurisprudenza perchè è richiesta nei concorsi".
Sporcarsi le mani non piace a nessuno, questo è evidente, ma non è detto che non ci si possa appassionare a dei lavori manuali. Tecnici qualificati sia in campo elettronico che meccanico, sono sempre più rari oltre ad essere i profili più richiesti.
Insomma non possiamo essere tutti impiegati statali, il "posto fisso" non esiste più.... fuori l'hanno capito, qui ancora vagheggiamo.
Inoltre si è parlato del perchè in Italia non c'è lavoro, e tra le varie motivazioni legate alla crisi economica, c'è anche uno strano fenomeno: la Bonfiglioli faceva l'esempio dei suoi dirigenti - anche in Italia - che spesso sono stranieri, ovvero persone che hanno investito sulloro futuro spostandosi, cercando di affermarsi fuori perchè nel loro territorio il loro settore era poco sviluppato; la conclusione era che che qui c'è pochissima diponibilità a lasciare il luoghi di nascita (della serie "voglio il lavoro sotto casa") .
Mi viene da pensare che é vero anche il contrario: i tanto citati cervelli in fuga che scappano dall'Italia - dove la famiglia regola ogni cosa - poichè non c'è speranza di affermarsi per i propri meriti.
Insomma quello su cui voglio ragionare è innanzitutto che c'è un diffuso senso di lassismo e di impotenza da parte delle giovani generazioni (che ci vuoi fare? è così che funziona? Non si può fare niente).
Poi una grande ignoranza: perchè ci si fissa a voler fare gli avvocati, i professori, gli impiegati?
L'Italia non è l'India o la Cina o il Bangladesh.. abbiamo un sacco di risorse che ignoriamo completamente e che basterebbe saper sfruttare meglio. Penso che potremmo vivere di rendita anche solo di turismo. Se solo avessimo un minimo di conoscenza di cosa ha rappresentato l'Italia nella storia culturale Europea... abbiamo le campagne piene di piccoli resti (i "ruderi" sento sempre dire) e basterebbe far pagare il biglietto, come fanno in altri paesi.
Non conosciamo la nostra storia e non siamo in grado di sviluppare dei settori in cui siamo (anzi saremmo) i primi al mondo.
Oppure ci facciamo schiavizzare dalle mafie che sfruttano l'alta qualità del nostro artigianato (oltre a iscriversi ai gruppi di solidarietà a Saviano su Facebook, mi chiedo se i membri hanno letto il libro) o peggio, lo svendiamo ai cinesi.
Per ora lavoro così, nella segatura, con la sgorbia e con le mani sporche di vernice.






